Gli agenti federali hanno perquisito a Las Vegas la casa del medico curante di Michael Jackson, Conrad Murray, alla ricerca della «medicina fumante», il propofol, l’ultima prova che sarebbe stata una somministrazione di troppo a uccidere il re del pop.
Ieri, secondo il portale Tmz.com, il medico avrebbe ammesso di avere somministrato all’artista il propofol poche ore prima della morte.La puntata degli investigatori in Nevada, dove il medico ha la casa e lo studio principale, il Global Cardiovascular Associates, segue quella della settimana scorsa a Houston: anche in quel caso, un’ispezione della Dea (l’agenzia di vigilanza sui narcotici) coordinata con la Polizia di Los Angeles e quella locale, era stata compiuta negli uffici di Murray.
Un paio di richieste di perquisizioni alla magistratura depositate presso la corte del distretto di Harris County riportavano l’intenzione degli investigatori di «cercare oggetti che costituiscono la prova del delitto di omicidio colposo»: una misura che tendeva «a dimostrare che il dottor Conrad Murray aveva commesso il suddetto delitto».
Fonti vicine all’inchiesta avevano riferito subito, nelle ore successive alla morte del cantante, che la polizia aveva portato via dalla casa di Jackson il propofol, un potente anestetico, e altre medicine.Lunedì un agente aveva rivelato alla Tv FoxNews che la polizia era convinta che sia stato Murray a dare a Jackson la dose fatale di propofol.
Fonte:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200907articoli/45961girata.asp