Da più di un mese a Bangkok, Thailandia, il governo è sotto attacco. Contro l’esecutivo, migliaia di manifestanti dell’opposizione, la Pad, l’Alleanza del Popolo per la Democrazia, da fine agosto stazionano sotto al palazzo del governo. Una vera e propria rivolta, che non si è fermata nemmeno dopo l’arresto del loro leader, Chamlong Srimuang, un buddhista ed ex generale dell’esercito thailandese.I manifestanti, che sostengono di agire in nome del re Bhumibol Adulyadej e che sono sostenuti dai nazionalisti e dai sindacati, ce l’hanno con il primo ministro, Somchai Wongsawat, accusato di essere un burattino di suo cognato, Thaksin Shinawatra, tycoon dei media, già rimosso dall’incarico di primo ministro nel 2006 da un golpe incruento. Il premier si era detto disponibile ad un negoziato, per riformare insieme all’opposizione la Costituzione. Ma i presupposti non ci sono.A far crollare, almeno per il momento, le possibilità di un’intesa, martedì è arrivata la carica della polizia. Contro i manifestanti che bloccavano l’ingresso dei parlamentari in Aula, sono stati lanciati lacrimogeni: almeno un’ottantina di loro sono rimasti feriti, e alcuni testimoni riferiscono di aver sentito colpi di arma da fuoco, anche se la polizia nega di aver sparato. A trattare con l’opposizione fino ad ora c’era il vicepremier, Chavalit Youngchaiyudh, che però si è dimesso dopo gli scontri.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79690